Tra le diverse forme di disabilità, quella intellettiva è la più diffusa, interessando il 40% degli studenti. La sua incidenza cresce nelle scuole secondarie, raggiungendo il 46% nella secondaria di primo grado e il 52% nella secondaria di secondo grado. Seguono i disturbi dello sviluppo psicologico (35%), più comuni nella scuola primaria e dell’infanzia, e i disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione, che riguardano circa un quinto degli alunni.
Meno frequenti sono le disabilità motorie, che interessano il 9% degli studenti, e quelle visive o uditive, che rappresentano il 7% dei casi. Un aspetto rilevante riguarda la presenza di più forme nello stesso studente: il 37% degli alunni presenta una condizione di pluri-disabilità, con una percentuale particolarmente elevata tra coloro che hanno disabilità intellettive (53%).
Oltre alle difficoltà di apprendimento, molti di questi studenti affrontano anche problemi di autonomia: il 28% ha difficoltà nella comunicazione o negli spostamenti, con il 21% che fatica a esprimersi verbalmente e il 19% che necessita di supporto per l’uso dei servizi igienici.
Per supportare gli alunni con disabilità, nelle scuole italiane operano circa 246mila insegnanti di sostegno. Il rapporto alunno-docente è di 1,4 nella scuola statale, un dato migliore rispetto al limite massimo di 2 alunni per docente previsto dalla normativa. Tuttavia, permangono criticità legate alla formazione degli insegnanti di sostegno: il 27% di loro non possiede una preparazione specifica per il ruolo.
Questa problematica, seppur in diminuzione rispetto agli anni passati, si manifesta con più incidenza nelle regioni del Nord (38%) rispetto al Mezzogiorno (13%) e nelle scuole dell’infanzia e primarie (31%). Inoltre, l’11% degli insegnanti di sostegno viene assegnato in ritardo, con punte del 16% nella scuola dell’infanzia.
Nonostante queste difficoltà, si osserva un miglioramento nella formazione dei docenti: negli ultimi quattro anni, la quota di insegnanti specializzati è aumentata dal 63% al 73%. Questo trend positivo segnala una progressiva riduzione dell’impiego di personale non qualificato, che nel 2019/2020 rappresentava il 30% del totale.