Dal 2019 al 2024 le nascite sono scese da 431.007 a 380.630. La fascia d’età dei tre anni ha perso oltre 68mila bambini, mentre i sei anni sono calati di oltre 60mila unità. Il numero di tredicenni, per ora, tiene con una diminuzione di appena 418 studenti, mentre la popolazione di diciannovenni è in lieve aumento. Tuttavia, negli ultimi vent’anni l’Italia ha perso oltre 900mila giovani sotto i 19 anni.
La denatalità sta ridisegnando il sistema scolastico. Il rapporto alunni/docenti in Italia è tra i più bassi dell’OCSE: 11 studenti per docente nella primaria e secondaria di primo grado, e 10 nelle superiori, contro la media OCSE di 14 e 13. Le cosiddette “classi pollaio” con oltre 27 studenti sono appena il 1% del totale, mentre le classi con meno di 10 alunni sono sempre più frequenti nei piccoli centri.
La riduzione della popolazione studentesca ha impatti negativi anche sul mercato del lavoro. Il mismatch tra domanda e offerta di competenze colpisce un’assunzione su due, con punte del 60-70% nei settori scientifico-tecnologici. La principale causa è la mancanza di candidati, più che la loro inadeguata preparazione.
Secondo Riccardo Di Stefano di Confindustria, è cruciale intervenire subito per recuperare i giovani Neet e attrarre talenti stranieri, soprattutto con una formazione tecnica specializzata. Missioni internazionali, collaborazioni con le imprese e investimenti nell’istruzione possono mitigare gli effetti della crisi demografica e garantire un futuro più stabile al sistema economico italiano.