lunedì, 31 Marzo 2025
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Bocciatura contestata: la lunga attesa della giustizia e la rinuncia dei genitori

Una famiglia impugna la bocciatura del figlio con DSA, ma i tempi della giustizia li costringono a rinunciare. La vicenda e le sue implicazioni.

Negli ultimi anni, sempre più genitori decidono di ricorrere alla giustizia amministrativa per contestare le bocciature scolastiche dei figli. Nel Riminese, almeno dieci famiglie hanno presentato ricorsi al Tar negli ultimi tre anni, cercando di ribaltare le decisioni prese dagli istituti scolastici. Tuttavia, i tempi della giustizia si rivelano spesso incompatibili con le necessità degli studenti, rendendo inutili molte di queste iniziative legali.

Un ricorso senza esito: il caso di un ragazzo con DSA

Uno degli episodi più recenti riguarda un giovane studente dell’Istituto tecnico Leonardo da Vinci – Belluzzi, bocciato nel settembre 2023 a causa di tre insufficienze in storia, chimica e fisica. Il ragazzo, affetto da Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), seguiva un piano didattico personalizzato e riceveva il supporto di un insegnante di sostegno. Nonostante ciò, gli insegnanti hanno ritenuto insufficiente il suo rendimento e hanno confermato la bocciatura dopo gli esami di recupero.

L’azione legale e la delusione dei genitori

I genitori, convinti che la decisione fosse ingiusta, hanno immediatamente presentato un ricorso urgente al Tar per chiedere la sospensione del provvedimento. Tuttavia, i giudici hanno respinto la richiesta e fissato un’udienza di merito a distanza di un anno e mezzo. Di fronte a un’attesa così lunga, la famiglia ha deciso di ritirare il ricorso e trasferire il figlio in un altro istituto scolastico.

L’avvocato: “una vicenda dolorosa e frustrante”

L’avvocato Giacomo Matteoni, che ha seguito la famiglia nel procedimento, ha espresso rammarico per la lentezza della giustizia amministrativa. “I genitori erano convinti che il figlio avesse subito un torto, ma i tempi lunghi del Tar non hanno permesso loro di dimostrarlo”, ha spiegato il legale. Il Tar ha quindi chiuso il caso per “sopravvenuta carenza di interesse“, sancendo di fatto la fine del procedimento senza un vero esame nel merito.

Il problema della giustizia lenta nei casi scolastici

La vicenda evidenzia un problema diffuso: quando si tratta di decisioni scolastiche, i tempi della giustizia raramente coincidono con le esigenze degli studenti. Un’udienza fissata dopo un anno e mezzo spesso rende inutile il ricorso, lasciando le famiglie senza risposte e con il solo peso della frustrazione.

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